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Sculture che nuotano, sculture che volano, sculture che cantano

Comunicato Stampa della mostra
Visualizza le immagini delle opere

Francesco Poli


Il lavoro di Jessica Carroll, caratterizzato da una raffinata sensibilità e da un’ inedita freschezza plastica , nasce da una personale interpretazione fantastica della natura che sembra legata all’incanto ludico delle favole e alla suggestione di narrazioni leggendarie.
Alcune sculture fanno riferimento, in particolare, a singolari e enigmatici miti come quelli degli aborigeni australiani che dicono che il mondo si forma dai sogni degli animali. E’ il caso per esempio di quella che si intitola Il sogno di Berny, in cui l’artista visualizza l’ipotetica concezione del mondo della sua cagnetta basata su una strana teoria e cioè che le prime creature viventi erano trasparenti perché erano isolate, e che quando hanno cominciato a moltiplicarsi hanno sentito il bisogno di entrare in relazione l’una con l’altra diventando progressivamente sempre più opache, distinguendosi dalla realtà esterna. Il risultato è una fragile e affascinante visione di elementi trasparenti che incominciano a svilupparsi come forme organiche. Ma Berny sogna anche la sua padrona che sta costruendo un cannocchiale anch’esso trasparente che si chiama De-siderio. Questa scultura è uno strumento per stimolare l’immaginazione di visioni siderali e per penetrare nella dimensione invisibile dei segreti della natura.
Ci sono poi, leggere e fluttuanti, le opere che mettono in scena la misteriosa vita delle anguille che migrano e che per tre anni sono esseri trasparenti per diventare poi opache, riprodursi e tornare nel posto in cui sono nate. Un ciclo continuo, un eterno ritorno alle origini che per Jessica ha un valore simbolico primordiale.
Il corso ricco d’acque è formato da leggere e fluttuanti lastre di plexiglas sospese nell’aria, su cui si muovono guizzanti anguille realizzate, come le precedenti sculture, in resina vetrosa. La visione di questi impalpabili esseri che sembrano allo stesso tempo nuotare nell’aria e volare nell’acqua creano una suggestiva e poetica visione straniante.
A fare da contrappunto, sul pavimento c’è un altro lavoro strettamente connesso a quello aereo: è un’ironica interpretazione letterale del suo titolo: Il letto del fiume. E in effetti si tratta proprio di un vecchio letto in ferro che al posto del materasso ha un mucchio di rotondeggianti pietre di fiume. La combinazione fra temi naturalistici primari e ironia ludica è forse l’aspetto più originale della ricerca dell’artista.
Legati alla dimensione acquatica ci sono ancora due piccole sculture in bronzo, intitolate Seafood ball, che sono realizzate con molti piccoli pesci, tipo sardine, che connessi fra loro formano una sfera: una efficace e sintetica immagine plastica del mondo marino.
Accanto a queste sculture che “nuotano”, ci sono quelle che “volano” e quelle che “cantano”.
Quelle che “volano” davvero hanno come protagoniste le api. Si tratta di uno straordinario insieme di nove piccole lastre di marmo bianco (che costituiscono un unico lavoro) su cui delle piccole api volanti, anch’esse marmoree, hanno tracciato ghirigori lineari e costruito tracce di cellette di alveari. Qui, in sintesi, viene evocato tutto il ciclo della Vie des abeilles.
“ Un’ape – ci dice l’artista – nasce e da zero a tre giorni fa la ‘pulitirice’, poi da tre a sei la ‘nutrice’ e via così fino a quando da ventunesimo giorno diventa ‘bottinatrice’. Ma il compito fondamentale delle operose api, quello che è la nota dominante, è il riposo, e cioè l’ape che dorme perché solo riposando le api sono capaci di sapere esattamente quali sono i vari compiti da svolgere…”
Questa serie di api pulitrici, bottinatrici, nutrici, perlustratrici, costruttrici, ventilatrici danno vita a una sequenza di delicate configurazioni lineari e strutturali, e sono interpreti fantastiche di un sogno di costruzione armonica della realtà e del mondo.
Ci troviamo davanti a delle opere di notevole originalità: sono dei disegni lineari (graffiti) che diventano delle vere sculture perché escono dalla pietra per diventare percettivamente dei segni aerei nello spazio. Il piccolo insetto diventa metafora della matita, dello scalpello e della mano , della mente dell’artista.
Tra queste lastre quella poeticamente più intensa è L’ape che dorme, dove si vede l’insetto posato sulla superficie, addormentato nella grigia semioscurità del marmo bardiglio.
Ci sono infine le sorprendenti e fantastiche “sculture che cantano” . Anche queste sono una bella invenzione plastica in marmo bianco e rosa. Qui vediamo dei grilli e delle rane posate su dei lunghi e sottili piedestalli cilindrici che formano una sequenza di canne d’organo.
Il silenzioso concerto di insetti e batraci trasmette un senso di serena e sognante armonia, di ironica e lirica serenità. E’ la bellezza utopica di un mondo fiabesco lontano dalla stridente e inquietante realtà della nostra società. E’ un invito alla ricerca di nuovi territori mentali di libertà.
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