Jessica Carroll, a bee charmer

Testo di Marco Accorti

Non sono certo un esperto di arte: ne godo, ho le mie simpatie e un sacco di limiti nel riuscire ad apprezzare quanto dovuto certe modalità espressive. Come a tavola sono un buongustaio e non un gourmet, così davanti ad un quadro o una scultura colgo soprattutto l’emozione che mi trasmette.
Rivendico il “diritto dell’incolto” di poter dire “bello”, “mi piace”, su una base istintiva priva di una specifica educazione se non quella coltivata guardandomi sempre attorno alla ricerca di sensazioni. Se non “sento” non capisco e se non capisco non mi adeguo all’entusiasmo che merita la fama dell’autore. Davanti ad un dipinto vado invece in sollucchero per il particolare: il piccolo segno di una “firma” tracciata con l’espressione di un volto, del muso di un animaletto che s’affaccia in angolo, di un piatto sporco su una tavola da sparecchiare. Piccole cose che sembrano raccontarmi una storia privata.
La scultura poi, ed in genere le arti plastiche, mi creano disagio per quell’immobilità troppo spesso enfatica nella ricerca di una perfezione che spesso esiste solo nella mente dell’autore o del committente. Ben che vada sento il peso del materiale e la fatica nel dargli forma, ma da qui a farmi prendere c’è un abisso e davanti alle più moderne espressioni compositive rimango estraneo alle alchimie visive giocate su tecnicismi e provocazioni. Insomma, come critico d’arte sono tutto fuorché affidabile. Ma, perché c’è sempre un ma, ad un certo punto mi sono trovato costretto a rimangiare i miei pregiudizi.
Sono decenni che la mia curiosità mi porta per chiese, musei e a sfogliare cataloghi e libri di arte alla ricerca di pitture, affreschi e sculture su api, miele e apicoltori, soggetti però negletti in tutte le epoche e da tutti gli artisti. In tanti anni ne avrò catalogati non più di un centinaio - qualcuno anche con molta buona volontà vista l’approssimazione con cui il tema è stato trattato – quando ho incontrato Jessica Carroll - lo ammetto, per caso - e proprio dalla sua manipolazione della materia sono volate via, letteralmente, le api.

Jessica Carroll Arnie legno, ceramica e bronzo
Jessica Carroll
Arnie
legno, ceramica e bronzo

La lievità di Folon per un verso e la paradossale per cui lieve pesantezza di Botero all’opposto mi avevano coinvolto nelle loro differenti dimensioni fantastiche, ma mai avevo avuto il piacere di vedere il minimalismo della natura celebrato con tanta delizia. Le api danzano, ronzano, svolazzano e Jessica, quasi a bee charmer, un’ammalia api, sembra giocare con loro. Ma non solo le api: c’è tutto un mondo minore che vive attorno a noi: anche un merlo, una ranocchia, un pesce, un pisello, un fagiolo, un giocattolo diventa personaggio.
Non mi era però mai capitato di percepire il marmo come “leggero” o il pongo come “nobile”; la cera poi, normalmente sottoprodotto buono per il modello preparatorio, lugubre come un ex voto o quasi funerea come in Medardo Rosso, dalle mani di Jessica esce viva e gioiosa. Raramente una scultura o una istallazione mi avevano dato la possibilità di ammirarle e nel contempo di sorridere: usualmente sono opere “serie” se non seriose, spesso tristi, talvolta enfatiche, quasi che l’autore si atteggi a profeta per annunciare al mondo una verità solo a lui nota.

Jessica Carroll Danza delle api (n.3 e n.6) Pongo e cera d'api su cartoncino
Jessica Carroll
Danza delle api (n.3 e n.6)
Pongo e cera d'api su cartoncino

Invece Jessica Carroll sembra proprio divertirsi a giocare con la natura e con i suoi lavori trasmette questa piacevole sensazione. Parlo di sensazione perché non essendo un esperto d’arte non posso usare le categorie critiche del settore - stile, ispirazione, metafore – né d’altra parte so cosa frulla realmente nella mente di Jessica: non sono né posso essere un suo interprete, non so se abbiamo la stessa visone della vita, non so niente né voglio saper niente di lei. So solo quel che provo e mi basta che le sue creazioni mi abbiano richiamato alla mente le Lezioni americane di Calvino le cui parole mi sembrano il miglior modo per descrivere i suoi lavori. Calvino parla di valori riferiti alla letteratura, ma sono gli stessi che ritrovo nelle trasformazioni di Jessica, perché anche lei racconta.

La leggerezza: «A questo punto dobbiamo ricordarci che l’idea del mondo come costruito d’atomi senza peso ci colpisce perché abbiamo esperienza del peso delle cose; così come potremmo apprezzare la leggerezza del linguaggio se non sapessimo ammirare anche il linguaggio dotato di peso».

La rapidità: «La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte».

L’esattezza: «Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:

  1. un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
  2. l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano esiste un aggettivo che non esiste in inglese, «icastico» (...)
  3. un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione»

La visibilità: «Penso ad una possibile pedagogia dell’immaginazione che abitui a controllare la propria visione interiore senza soffocarla e senza d’altra parte lasciarla cadere in un confuso, labile fantasticare, ma permettendo che le immagini si cristallizzino in una forma ben definita, memorabile, autosufficiente, «icastica».

La molteplicità: «magari fosse possibile un’opera concepita al di fuori del self, un’opera che ci permettesse d’uscire dalla prospettiva limitata d’un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l’uccello che si posa sulla grondaia, l’albero di primavera e l’albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica ...»

Jessica dimostra di conoscere intimamente queste Lezioni: sono il suo linguaggio con cui ci racconta il mondo che ci circonda. Un modo fatto di piccole cose - oggetti, animali, vegetali - che avendo poca voce parla proprio attraverso di lei che ne conosce bene il peso inteso come valore e di cui padroneggia grammatica e sintassi: il bronzo, il marmo, il pongo, la cera, l’oro, il legno, la ceramica, il vetro, la creta, le resine, la terracotta, il plexiglas, la carta, il cartoncino, l’ossidiana, il ferro, gli acquerelli e le incisioni volano, scivolano, nuotano, gracidano, cinguettano, stormiscono, tacciono, sgocciolano con naturalezza e spontaneità.

Jessica Carroll L'apidi 2004 creta cruda trattata cm 20x28x3, cm 20x50x3
Jessica Carroll
L'apidi
2004
creta cruda trattata
cm 20x28x3, cm 20x50x3

So che questa segnalazione arriverà tardiva e molti non potranno godere dell’esposizione di Jessica a Torino (Sculture che nuotano, sculture che volano, sculture che cantano, fino al 9 maggio alla Chiesa Bizantina di San Michele Arcangelo), ma mi preme segnalare che a fine maggio sarà installato nei Giardini Alganon di piazza Roma di Asti un monumento alle api risultato della vittoria del Premio di Scultura Umberto Mastroianni della Regione Piemonte.
È un magnifico favo sferico in bronzo di due metri di diametro, un vero “mondo”, popolato di api intente alla sua costruzione. Niente di retorico o celebrativo, ma un omaggio al lavoro disconosciuto di chi in silenzio, giorno per giorno, si impegna per un domani di tutti. Proprio quel che fanno le api.
Mai il nostro mondo ha trovato come in questo caso una Istituzione e una interprete capaci di riconoscere con semplicità il ruolo, questo sì “monumentale” svolto dall’apicoltura ed è anche una felice coincidenza che tutto questo accada nel 2010, proclamato dell’ONU anno mondiale della biodiversità, quasi un riconoscimento al lavoro delle nostre api e all’impegno di Jessica per valorizzare quelle minimalia che rendono ricco il pozzo senza fondo della natura. Sarà una vera festa e gli apicoltori non dovranno mancare per dire grazie a Jessica e alla Regione Piemonte.

Jessica Carroll Alveare 2022 bronzo, diam. 80 cm foto Giorgio Scarfì
Jessica Carroll
Alveare
2022
bronzo, diam. 80 cm
foto Giorgio Scarfì

INTELLIGENZA DI SCIAME

Questo testo è tratto da una conversazione/intervista avvenuta tra Jessica Carroll e Paola Stroppiana, storica dell’arte giornalista e curatrice indipendente, nell’ottobre del 2018

Come si è evoluta nel tempo la pratica della scultura nell’ambito della tua ricerca? Hai un materiale che prediligi?

LE MANI

Nella mia famiglia si festeggiava l’Epifania con delle calze ripiene appese al caminetto, l’anno prima l’avevo trovata e ci speravo: scartando velocemente dolcetti e giocattoli trovai un pacchetto di DAS ed esclamai: ”La mia cretina!”
Ho ricevuto in dono la capacità di fare con le mani, forse era nella calza.
La mia ricerca creativa è basata sulla curiosità, curiosità di capire molte cose, fino, rare volte, ad arrivare alla corposa intuizione di qualche “senso”, a qualche inequivocabile approssimazione di esso. Il mio istinto è di divulgare questa bellezza ed essendo abile con le mani e appassionata nella cura dei particolari la scultura è diventata il mio linguaggio di elezione .
Il mio apprendistato, essendo figlia di un pittore, è stato totalmente bidimensionale. Solo verso i trent’anni sono passata alla scultura dalle parti di Carrara, trovavo formidabile inerpicarmi sui blocchi di marmo per sceglierne uno e finalmente potevo rivolgermi anima e corpo a qualcosa che destava tutta la mia ammirazione e curiosità: la Materia.
L’approccio con il mondo del volume poi è stato esplosivo: finalmente ero libera di muovermi in ogni direzione. Da allora lavoro sempre direttamente con le mani, anche nei disegni.
Un lato del mondo della scultura che mi ha anche appassionato è la necessità di mettere in ordine il caos, prendiamo ad esempio uno dei miei materiali preferiti: il marmo nero del Belgio, estratto dalle viscere della terra è il risultato del lavoro geologico di miliardi di anni. Quando si comincia a sgrossare l’aspetto è brutto e grigiastro, la polvere nera che puzza di zolfo ed è anche un pò unta si sparge ovunque, come se ci si trovasse in una miniera di carbone, poi, pian piano, la forma si comincia a delineare e allora bisogna essere più delicati perché è vetroso, fino a che si può cominciare a scartavetrare, dal più grosso al più fine, senza lasciare graffi. Quando la superficie è così lungamente accarezzata si passa alla lucidatura e il nero Belgio appare nel suo splendore nero, lucido e vellutato.
Anche quel morbidino del marmo statuario è meraviglioso, mi piace poi la cera d’api che mischiata in giuste proporzioni seguendo antiche ricette diventa duttile alle mie mani per poi essere fusa in bronzo, altro materiale prediletto. C’è poi il plexiglas trasparente ( che somiglia al nero Belgio nella lavorazione) e la terra, intesa come creta.
Nel disegno prediligo i gessetti, che vanno toccati con le mani, il pongo ed anche i segni bruciati sulla carta, sempre antica o fatta a mano.
Le mani riescono a fare anche senza gli occhi o comunque gli occhi si usano in un modo diverso.
Le mani sono la memoria.

Jessica Carroll Il corso ricco d'acque (Wheels) resina poliuretanica, plexiglas e ferro
Jessica Carroll
Il corso ricco d'acque (Wheels)
resina poliuretanica, plexiglas e ferro

Qual è il tuo rapporto con la ricerca scientifica e come si declina nella tua opera?

LA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA

Ammiro infinitamente gli scienziati e la ricerca scientifica, in particolare modo la Biologia o Scienza della Vita. Da ragazza mi iscrissi a Biologia, senza andare molto avanti però, solo pochi esami, ebbi paura di immettermi in un campo troppo specifico che mi avrebbe impedito di spaziare se non dopo molti anni di esperimenti con le cavie, chiusa nei laboratori.
Sono una studiosa ed ho avuto anche la fortuna di girare luoghi di natura di mezzo mondo in compagnia di scienziati e guardaboschi, anche ora sono tornata a vivere in mezzo alla natura, in Piemonte e tengo un libro di bordo sugli avvistamenti di fauna selvatica Nel mio lavoro applico sempre il metodo dell’amplificazione, vale a dire, assumere quante più possibile informazioni su un dato soggetto  per  fornire alla mia mente o forse al mio cuore materiale da assorbire per poi, eziandìo, far emergere delle immagini. Nel campo scientifico sono stata indelebilmente influenzata da alcune letture che, guarda caso, si riferivano sempre ad un determinato luogo: Ascona, in Svizzera e ai convegni di Eranos, che significa “luogo di incontro”. E’ stato un meraviglioso progetto, durato molti anni, dove artisti, scienziati di molte discipline, (come Adolf Portmann, geniale morfologo) e grandi esperti di vari settori, si incontravano per dei convegni con conseguenti pubblicazioni. Quest’idea coincide con il fatto di essere un’artista appassionata di scienza e di osservazione, non solo della natura ma, se si può dire, della Realtà.
Prediligo, quando tratto argomenti scientifici, tutto ciò che non si riesce veramente a spiegare con il metodo scientifico, ciò che sfugge all’inquadramento e di fronte a cui al massimo si può chinare il capo mesmerized. Ad esempio la fotosintesi clorofilliana, i comportamenti migratori, le strategie di difesa, l’apparire stesso, la vita delle api e le loro lingue grafiche di comunicazione, la bellezza e la perfezione delle creature viventi. Parlo molto di loro ma non solo.
Continuo a pensare che  l’osservazione ravvicinata di un essere vivente diverso dall’uomo, o anche non cosiddetto vivente ma minerale, possa contribuire ad una riflessione generale dell’animale uomo, lo stupore di fronte all’infinita grazia, dolcezza e bellezza di ciò che è. Inoltre credo che una maggiore connessione fra scienza e arte potrebbe essere utile Tutto dovrebbe essere più permeabile come è la realtà.
La compensazione di questo atteggiamento molto spirituale per me si compie appunto nell’aver a che fare con la Materia che, come diceva Brancusi, è quella cosa in cui l’artista non trova nessuna grazia. Matter is that thing in which the Artist finds  no mercy.
Ma che insegna le leggi della Natura.

Jessica Carroll Microscopio 2004 marmo nero marquinia e onice cm 36x24x13
Jessica Carroll
Microscopio
2004
marmo nero marquinia e onice
cm 36x24x13

Puoi parlarci di una o più opere per te particolarmente rappresentative del percorso compiuto fino ad oggi?

LE MIE CREATURE

Tutte amate, fra queste:
Il primo alveare sferico fatto con la cera d’api, cercando di farlo come un’ape e poi fuso in bronzo. Tutte le piccole api fatte di cera e anche loro poi di bronzo. L’ape nutrice, in marmo e in varie versioni di piccole sculture/ gioiello.
Gli Ottovolanti, (Honeybees Waggle Dance) che sono la rappresentazione spaziale della danza a otto che fanno le api per comunicare, il primo è stato l’Hannukia che si trova nel Museo dei Lumi di Casale Monferrato.
Le cassette arnie, che sono uno studio sui colori preferiti dalle api ( che comunque preferiscono il blu).
Le tante cincie (birds) dipinte a tempera da ragazza.
Tutte le danze di allarme a zig zag che fanno le api in pericolo che è un mio tema ricorrente, sempre con lo stesso titolo: “Allarme”.
I Tredici Modi di Vedere un Merlo di marmo nero del Belgio, ispirato nel titolo ad una poesia di Wallace Stevens che tratta i tredici ed infiniti modi di percepire la realtà.
Il cannocchiale “Desiderio” trasparente, per vedere nel passato e in trasparenza in cui nell’ultima versione attraverso un’ottica si vede una cellula verde della fotosintesi, per cui il cannocchiale ha preso il nome di “Fase Luminosa”.
Le fasi opache e fasi trasparenti delle anguille che migrano e mutano.
Il pesce di bronzo Terra Promessa.
La Panchina Alveare, sempre da posizionare in luoghi incantati per sedersi, leggere, pensare o far nulla.
E Round Dance svolto in ogni materiale possibile. La danza con cui le api comunicano alle sorelle dove si trova il fiore facendo il punto con sestante incorporato fra Fiore, Polline e Alveare. Danza in tondo.
Pochissimo soprastando.

Jessica Carroll Airone 1997 / 2022 ferro, bronzo, ottone e chiave di chitarra cm 80x72x33
Jessica Carroll
Airone
1997 / 2022
ferro, bronzo, ottone e chiave di chitarra
cm 80x72x33

SCULTURE CHE NUOTANO, VOLANO CANTANO

Estratto da un testo di Francesco Poli, 2010

…Tutte le sculture di Jessica hanno particolari valenze musicali, ma ci sono anche quelle che effettivamente cantano, a loro modo.
L'esempio più affascinante è il Concerto notturno per rane e grilli, in marmo rosa del Portogallo e bianco di Carrara. Si tratta di rane e minuti grilli scolpiti sulla cima di lunghi e sottili piedistalli cilindrici che formano una sequenza di canne d’organo. Il silenzioso concerto di insetti e batraci trasmette un senso di serena e sognante dimensione onirica, di ironica e lirica apertura verso un mondo “altro”.
È un invito alla ricerca di nuovi territori mentali di libertà e di fantasia.

Jessica Carroll Concerto notturno per rane e grilli marmo rosa del Portogallo e bianco Carrara
Jessica Carroll
Concerto notturno per rane e grilli
marmo rosa del Portogallo e bianco Carrara